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L’omelia di Mons. Francesco Oliva: “Coloro che combattono le ingiustizie sono nella pace”

Data di pubblicazione 01/02/2026


IV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Concattedrale di Gerace (RC) - 1 febbraio 2026

“Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli; perché io vi dico che i loro angeli in cielo vedono continuamente la faccia del Padre mio” (Mt 18,10). Queste parole di Gesù sono la vera motivazione di questa Giornata per la Vita, che celebriamo ormai da quasi cinquant’anni. Prima i bambini!” esortano i Vescovi ricordandoci di mettere al centro i più piccoli, i più fragili, coloro che non hanno voce, ma hanno diritto a essere accolti, amati e protetti, e tra questi i bambini concepiti e non ancora nati. Purtroppo “le vite dei bambini vengono molto spesso asservite agli interessi dei grandi”, si legge nel Messaggio per la Giornata odierna, in cui i Vescovi denunciano le terribili situazioni che mettono in pericolo la vita: dalle guerre alle tante nuove forme di violenza di cui oggi sono ricche le cronache dei giornali. Non possiamo far finta di niente! Gesù sta dalla parte dei piccoli, dei fragili, dei più deboli, scegliendo “ciò che è debole, povero, disprezzato perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Lui” (1Cor 1,25-31). Egli ci chiede: da che parte stiamo.
Nel discorso delle beatitudini si presenta come «colui che insegna», il maestro che indica la via, che porta alla felicità. Chi non la cerca? Non c’è poeta o scrittore, direi non c’è uomo che pensa, che non si si ponga la domanda sulla felicità, e che quindi non possa essere interessato al messaggio delle beatitudini, che la liturgia oggi ci ha consegnato.
Blaise Pascal, un filoso teologo francese del XVII secolo, scrive: “Gli stoici dicono: «Rientrate in voi stessi: là troverete la vostra quiete». E questo non è vero. Gli altri dicono: «Uscite fuori di voi; cercate la felicità nel divertimento»; e questo non è vero, perché vengono le malattie. La felicità non sta né dentro né fuori di noi; sta in Dio, sia fuori che dentro di noi”.
La via che porta alla felicità indicata da Gesù va controcorrente rispetto al pensiero dominante. Capovolge la logica più seguita, fondata sul profitto, sulla ricchezza, sul potere. Il suo Regno è fondato sulla povertà, sulla non violenza, sulla mitezza. Gesù, mite ed umile di cuore, non ha posto la sua fiducia sui beni terreni, precari ed ingannevoli, ma si è fidato del Padre buono, che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45). È chiaro in quel che dice e se ne percepisce bene il senso: “Beati sono i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Non lo sono i forti, i vincenti, gli arroganti, quanti confidano nella forza delle armi, nel potere, nell’assolutezza delle ideologie. Sono i poveri in spirito, gli umili, i miti, i misericordiosi, i perseguitati e gli operatori di pace coloro ai quali appartiene il regno di Dio.
Non confidare nelle tue ricchezze e non dire: «Questo mi basta». Non seguire il tuo istinto e la tua forza, assecondando le passioni del tuo cuore”, dice il libro del Siracide (5,2).
Quello delle beatitudini è un messaggio da prendere sul serio. Va controcorrente, ma non è contro la ragione umana. Ci rivela il senso più profondo della vita, che è nel cuore di tutti. Come dice Sant’Agostino, “noi tutti certamente bramiamo vivere felici, e tra gli uomini non c'è nessuno che neghi il proprio assenso a questa affermazione, anche prima che venga esposta in tutta la sua portata.
Le beatitudini sono la via che rende l’uomo libero e felice. Chi si lascia affascinare dal valore dell’umiltà, del servizio, della fratellanza è veramente libero e felice.
Proclamando beati i poveri, Gesù apre una prospettiva nuova, che afferma il primato della persona sui beni materiali e sulla stessa economia. Il suo riferimento non è tanto alla povertà materiale, quanto a quella interiore, che rende il cuore libero di amare e di ricercare il vero bene.
Una precisazione in ultimo mi sembra importante. Gesù non afferma che il Regno dei cieli “sarà” dei poveri in un tempo incerto e futuro, ma è già loro. Siamo già beati quando scegliamo la mitezza invece della violenza, il perdono invece del rancore, la fiducia invece della diffidenza. È un regno che si edifica giorno per giorno e che Gesù ci mostra anche nelle altre beatitudini: quelli che piangono sono consolati; coloro che non fanno violenza hanno in eredità questa terra; coloro che combattono le ingiustizie sono nella pace. Chi ha il cuore puro e fa il bene disinteressatamente gode già del favore divino. Coloro che lottano per risanare le disuguaglianze hanno parte nel Regno di Dio già qui in terra.
In questo modo beati sono tutti coloro che seguono il cammino delle beatitudini, andando incontro a ciò che sta oltre che porta alla felicità. Gesù possa dire beati a tutti noi che partecipiamo a questa celebrazione.

Mons. Francesco Oliva


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